Si ringrazia www.girodivite.it e l’autrice Alessandra Calanchi per aver autorizzato la ripubblicazione di questo contenuto. Originale qui
Simposio di classe

Prendiamo oggi in considerazione un altro “autopubblicato”. Attenzione, non siamo davanti al capolavoro della letteratura del nostro secolo – per quanto, chi può dirlo? Ai posteri… – ma…
di Alessandra Calanchi – mercoledì 8 luglio 2026 – 210 letture
Copertina di Simposio di Classe, di Riccardo Giacomini
Prendiamo oggi in considerazione un altro “autopubblicato”. Attenzione, non siamo davanti al capolavoro della letteratura del nostro secolo – per quanto, chi può dirlo? Ai posteri… – ma l’esperimento che sottende questo romanzo, scritto da un autore giovanissimo al suo esordio, mi ha colpita. In Simposio di classe, infatti, Riccardo Giacomini (nato nel 2006) inventa una storia i cui protagonisti sono se stesso e i suoi compagni di classe diplomati al Liceo Classico Raffaello di Urbino nel 2025. Fin qui, nulla di particolarmente originale… senonché la vicenda è ambientata quindici anni dopo.
Giacomini inverte la tendenza a ricordare l’età scomoda e spensierata dell’adolescenza quando si è arrivati almeno agli -anta, e fa un salto in avanti nel tempo, immaginandosi – insieme ai suoi amici e amiche – all’età di 35 anni.
L’espediente iniziale è un matrimonio – anche qui nulla di particolarmente originale, se non che l’autore esplora con puntualità e accuratezza ogni possibile cambiamento, crescita personale, permanenza (o meno) di innocue idiosincrasie, fino a spingersi a ipotizzare futuri tanto inventati quanto plausibili – una missione di pace in Burkina Fasu nel 2036, gare di appalti per la ricostruzione di Foggia, imminenti Olimpiadi a Mosca – e un reticolo avvincente di fatti più o meno criminosi (droga, tangenti) che danno al romanzo un ritmo serrato.
I ritratti degli ex compagni e compagne, come del “Don”, sono decisamente convincenti, pur con qualche perdonabile ingenuità. Molto bella l’idea di base, originale e ben strutturata, con una capacità autentica di entrare nella psicologia di tutti i personaggi, soprattutto considerando che parliamo – ripeto – di quindici anni dopo il momento in cui è stato scritto. Spero che gli amici di Riccardo lo abbiano apprezzato come merita, e aggiungo (dulcis in fundo) che anche il Premio ricevuto di recente va nella direzione di una ricezione positiva. Merito del romanzo, ma anche del Centro Socio-Culturale “900 – Pino Monaldi” di Pesaro e del suo presidente Viller Montanari, visto che il 19 giugno, nel corso di una giornata speciale a conclusione delle attività “Incontra l’Autore” coordinate dall’eccellente Graziano Zambarda, la giuria incaricata ha premiato proprio questo giovane scrittore.
“Un ringraziamento speciale va a Graziano Zambarda che ha creduto in me rendendomi partecipe di questo progetto”
Il ragazzo ha stoffa. Vogliamo aiutarlo nel suo sogno di proseguire la carriera di scrittore?

